E-commerce: guida alla disciplina fiscale

Guida alla disciplina fiscale ai fini Iva relativa al commercio elettronico (e-commerce), diretto e indiretto e al nuovo regime del MOSS.

Per commercio elettronico (E-commerce) si intende qualsiasi attività di supporto ad una attività commerciale, che venga svolta utilizzando il canale telematico Internet, effettuando transazioni come commercializzazione di beni e servizi, distribuzione on-line di prodotti in formato digitale, effettuazione di operazioni finanziarie e di borsa. Si tratta, in ogni caso, di uno scambio commerciale che viene effettuato attraverso un canale elettronico di acquisto di beni e servizi, in cui il cliente sceglie on-line il prodotto. Le diverse forme di e-commerce possono avere ad oggetto:

E-commerce indiretto – Si tratta del commercio elettronico indiretto, avente ad oggetto beni materiali. Il venditore mette a disposizione sul sito web il catalogo dei prodotti con le caratteristiche merceologiche, le condizioni di consegna e i prezzi. Il cliente procede ad effettuare l’ordine per via telematica, ma riceve la consegna fisica del bene. Classici esempi di siti di e-commerce indiretto possono essere Amazon, E-bay, ecc;

E-commerce diretto – Si tratta del commercio elettronico di beni immateriali o digitalizzati in questo caso si parla di commercio elettronico diretto (on-line), in cui l’intera transazione commerciale, ivi inclusa la consegna del bene avviene per via telematica.

Paese del Cliente Paese del Fornitore Regime Iva Normativa
Italia Italia (P.Iva o privato) Operazione imponibile Art. 2 DPR n. 633/72
Italia Paese Ue (P.Iva) Cessione intracomunitaria Art. 41, co. 1 lett a)D.L.n.331/93
Italia Paese Ue (privato) Vendita a distanza Art. 41 co. 1 lett. b)D.L.n.331/93
Italia Paese Extra-Ue (P.Iva o privato) Cessione all’esportazione Art. 8 DPR n.633/72
Paese UE Italia (P.Iva) Acquisto intracomunitario Art. 38 D.L. n.331/93
Paese UE Italia (privato) Vendita a distanza Art. 40 co. 3-4 D.L. n.331/93
Paese Extra UE Italia (P.Iva o privato) Importazione Art. 67 DPR n. 633/72

 Operazioni interne

La disciplina Iva delle operazioni di commercio elettronico indiretto tra soggetti residenti in Italia, incluse le stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, è disciplinata dalle disposizioni contenute dal DPR n. 633/72. Alle operazioni riconducibili al E-commerce indiretto, caratterizzate dalla consegna materiale dei beni attraverso i canali tradizionali (posta, corriere, ecc.), si applica, se il cliente è un “privato consumatore” la disciplina delle vendite per corrispondenza. Per questa ragione, secondo la Risoluzione n. 274/E/2009 dell’Agenzia delle Entrate, le corrispondenti operazioni non sono soggette:

• né all’obbligo di emissione della fattura, salvo che la stessa sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione della cessione, come previsto dall’articolo 22, comma 1, n. 1), del DPR n. 633/72;

• né all’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale, poiché opera l’esonero di cui all’articolo 2, del DPR n. 696/1996.
I corrispettivi giornalieri delle vendite, comprensivi dell’Iva, devono essere, tuttavia, annotati nell’apposito registro di cui all’articolo 24 del DPR n. 633/72, entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al giorno di effettuazione. Inoltre, in sede di liquidazione periodica dell’Iva, lo scorporo dell’Iva deve avvenire con il metodo matematico (no ventilazione).

Operazioni intracomunitarie

Le operazioni di commercio elettronico indiretto che avvengono tra soggetti residenti in diversi Paesi Ue, essendo equiparate alla vendita a distanza, seguono la disciplina Iva applicabile alle operazioni intracomunitarie (articolo 40, commi 3 e 4 lettera b) e 41, comma 1 lettera b) del D.L. n. 331/93). Sono esclusi dalla disciplina della vendita a distanza i seguenti beni (articolo 41, comma 1 lettera b) del D.L. n. 331/93):

• Mezzi di trasporto nuovi;
• Beni da installare montare o assiemare da parte del fornitore o per suo conto;
• Prodotti soggetti ad accisa.

Nelle vendite on line di beni soggetti ad accisa, spediti o trasportati dal cedente, non è applicabile il regime delle vendite a distanza. Per i beni soggetti ad accisa il luogo impositivo non dipende dalla condizione relativa all’ammontare delle vendite effettuate nello Stato membro di destinazione, ma soltanto dal soggetto che organizza il trasporto o spedizione dei beni. Se quest’ultimo è curato dal cedente, l’Iva è dovuta nel Paese di destinazione, mentre se la spedizione (o il trasporto) è curata dal cessionario non residente, l’operazione resta soggetta ad Iva in Italia. L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 39/E/2005, ha precisato che “le vendite a distanza caratterizzate non solo dalla circostanza che l’acquisto è perfezionato da un soggetto privato, ma soprattutto dal fatto che il trasporto della merce venduta è effettuato direttamente a cura del fornitore o per suo conto; ne consegue che la cessione è da intendersi non imponibile anche se avviene nello stesso punto di vendita del soggetto fornitore, qualora il trasporto a destino sia effettuato dal fornitore o per suo conto“.
Nell’ambito delle operazioni intracomunitarie si possono configurare in generale tre ipotesi:

• Acquisto intracomunitario in cui il cedente è un soggetto comunitario e l’acquirente è un soggetto privato fiscalmente residente in Italia – L’applicazione dell’Iva avviene in Italia, se il cedente comunitario ha effettuato vendite nei confronti di privati italiani nell’anno precedente o in corso d’anno, per un ammontare pari o superiore ad €. 35.000. In tale caso, il soggetto comunitario è tenuto a nominare un rappresentante fiscale, ovvero a procedere all’identificazione diretta in Italia, ai sensi dell’articolo 35-ter, DPR n. 633/1972, al fine di assolvere gli obblighi ai fini Iva nei confronti dell’erario italiano. Viceversa, in caso di non superamento del predetto limite, il cedente comunitario assoggetta l’operazione ad Iva nel suo Stato di residenza, salvo che abbia optato per l’applicazione dell’imposta in Italia;

• Cessione intracomunitaria in cui il cedente è un soggetto Iva italiano e l’acquirente è un privato consumatore residente in altro Stato membro dell’Ue – Viene applicata l’Iva Italia se l’ammontare delle cessioni effettuate nell’altro Stato membro non ha superato, nell’anno solare precedente, né supera in quello in corso, la soglia di €. 100.000, ovvero la soglia dell’eventuale minore ammontare stabilito dallo Stato di destinazione dei beni. Nella fattispecie in cui il fatturato realizzato dall’impresa italiana nell’altro Stato membro dovesse superare tale soglia, oppure per le operazioni sotto soglia, il fornitore italiano decidesse di optare per l’applicazione dell’Iva nel Paese di destinazione, la procedura da adottare da parte dell’operatore nazionale sarà la seguente: acquisire una posizione Iva (mediante identificazione diretta o nomina di un rappresentante fiscale) nello Stato di destinazione del bene per rilevare la cessione intracomunitaria fittizia ed effettuare il corrispondente acquisto intracomunitario; assoggettare ad imposta la cessione nello Stato di destinazione, ivi territorialmente rilevante ai sensi dell’articolo 7-bis DPR n. 633/72.
• Cessione e acquisto intracomunitario in cui il cedente e l’acquirente sono residenti in differenti Stati comunitari e sono entrambi soggetti passivi Iva – L’applicazione dell’Iva avviene secondo le regole dettate in via generale per gli acquisti intracomunitari, con l’applicazione dell’Iva attraverso il meccanismo del reverse charge nel Paese del soggetto acquirente.

 

Operazioni Extra UE

Per quanto riguarda le operazioni di commercio elettronico indiretto aventi ad oggetto beni provenienti da Stati non appartenenti all’Unione Europea, ovvero beni ceduti da soggetti italiani ad acquirenti residenti in Paesi non comunitari, si rendono applicabili le seguenti disposizioni:

• Importazioni ex articolo 67 DPR n. 633/72 – Iva, applicata in dogana, in bolletta doganale. Dovrà essere assolta congiuntamente alle imposte doganali;

• Esportazioni ex articolo 8 DPR n. 633/72 – Emissione di una fattura senza applicazione dell’imposta.

Nella pratica è assai frequente che le spedizioni avvengano a mezzo posta. Per le importazioni di beni a mezzo posta sotto sotto forma di lettere e pacchi si considerano dichiarate in dogana per l’immissione in libera pratica nel momento della loro presentazione. In dogana il destinatario è considerato il dichiarante e quindi il debitore dell’obbligazione doganale all’importazione. Per importazioni < a 1.549,37 l’va e i diritti sono anticipati dall’amministrazione postale. Per importazioni > a €. 1.549,37, è necessario presentare in dogana una dichiarazione su modello conforme DAU.

Il Drop Shipping

Il Drop Shipping rappresenta da qualche anno una delle nuove frontiere dell’e-commerce e consiste nella possibilità di vendere i propri prodotti online senza avere un magazzino fisico, evitando quindi il problema dell’invenduto: il venditore si affida al dropshipper, che spedirà direttamente i prodotti all’acquirente finale, fornendo garanzia e supporto (solitamente). Il venditore online, assume la figura del procacciatore d’affari, procurando nella pratica il cliente e aggiungendo il proprio mark-up al prezzo finale. Per un maggiore approfondimento potete consultare questo articolo: “Drop Shipping: guida alla normativa fiscale“.

Commercio elettronico diretto

Il commercio elettronico diretto (e-commerce diretto) è caratterizzato dal fatto che l’intera operazione commerciale (cessione e consegna del bene) avviene unicamente per via telematica, attraverso la fornitura di prodotti virtuali non tangibili. I servizi ed i beni ceduti (software, siti web, immagini, testi, basi di dati, musica, film, ecc.), originariamente dematerializzati, vengono, infatti, concretati all’arrivo dal destinatario (download). Secondo l’articolo 7, comma 1 del Regolamento UE 282/2011 “I servizi prestati tramite mezzi elettronici comprendono i servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica, la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata da un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione“. Le principali tipologie di servizi forniti tramite mezzi elettronici sono le seguenti: (Allegato I regolamento UE n. 282/2011).

• la fornitura di siti web e web-hosting, gestione a distanza di programmi e attrezzature;

• la fornitura di software e relativo aggiornamento;

• la fornitura di immagini, testi e informazioni e messa a disposizione di basi di dati;

• la fornitura di musica, film, giochi, compresi quelli di sorte o d’azzardo, programmi o manifestazioni politici, culturali, artistici, sportivi, scientifici o di intrattenimento;

• la fornitura di prestazioni di insegnamento a distanza.

Territorialità e-commerce diretto

Dal 1° gennaio 2015, a seguito delle modifiche introdotte dall’articolo 58 della Direttiva n. 2006/112/CE, ad opera dell’articolo 5 della Direttiva n. 2008/8/CE, per i rapporti B2C è previsto che i servizi elettronici, di telecomunicazione e teleradiodiffusione a prescindere dal luogo di stabilimento del prestatore siano territorialmente rilevanti nel Paese del committente. Le suddette novità territoriali sono state introdotte in Italia dall’articolo 1 del D.Lgs. n. 42/2015. In particolare, a seguito dell’articolo 7– sexies comma 1 lett. f) e g) del DPR n. 633/72, si considerano soggette a Iva in Italia, se rese a committenti non soggetti passivi d’imposta le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici, quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero e le prestazioni telecomunicazione e teleradiodiffusione, quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero e sempre che siano utilizzate nel territorio dell’Unione Europea. Alla luce del nuovo criterio territoriale applicabile per i servizi digitali resi nei rapporti B2C, sono state conseguentemente abrogate le lettere h) e i) dell’articolo 7-septies del DPR n. 633/72, relative alle prestazioni di servizi digitali forniti a clienti extracomunitari, non soggetti passivi. Quindi in base alla nuova normativa, dal 1° gennaio 2015, per quanto attiene ai servizi digitali, non vi è più distinzione tra rapporti B2B e B2C, poiché le operazioni in esame saranno assoggettate ad Iva nel Paese del committente (soggetto Iva o meno) a prescindere dal luogo in cui il prestatore si considera stabilito (Paese Ue o Extra-Ue).

A livello procedurale, le modalità di applicazione dell’Iva saranno, invece, differenziate a seconda dello status del committente (soggetto Iva o meno), in quanto:

• Nei rapporti B2B, l’imposta sarà applicata dal cliente con il meccanismo del reverse charge;

• Nei rapporti B2C, invece, l’imposta sarà pagata direttamente dal fornitore (comunitario o extracomunitario): previa identificazione ai fini Iva nel Paese Ue del committente, avvalendosi del regime speciale del “Mini Sportello Unico” (MOSS).

Mini One Stop Shop (“MOSS”)

Dal primo gennaio 2015 il regime speciale Iva, precedentemente applicato ai servizi elettronici forniti a consumatori finali da prestatori non stabiliti nell’UE, è stato esteso anche ai soggetti passivi identificati ai fini Iva in uno Stato membro. Per ridurre e semplificare gli adempimenti fiscali derivanti dalla modifica della territorialità dei servizi digitali, il legislatore europeo ha previsto su base opzionale un regime speciale cosiddetto “MOSS – Mini One Stop Shop” che consente di dichiarare e versare l’imposta dovuta per le prestazioni verso privati consumatori europei ovunque fornite, nel solo paese di identificazione. Ovviamente l’applicazione del regime prevede il rispetto da parte degli operatori che si iscrivono al regime speciale MOSS delle regole di fatturazione e delle aliquote Iva applicate nei vari Paesi UE. Vediamo adesso le singole modalità di fatturazione:

• Cliente italiano soggetto passivo Iva e fornitore UE – il fornitore dovrà emettere fattura al momento del pagamento del corrispettivo (articolo 6, comma 3, DPR n. 633/72);

• Cliente italiano privato consumatore e fornitore UE – in base all’articolo 22, comma 1, n. 6-ter del DPR n. 633/72, la fattura non deve essere emessa se non richiesta dal cliente entro il momento di effettuazione dell’operazione (ovvero il pagamento del corrispettivo);

• Cliente estero soggetto Iva fornitore italiano – l’operazione è esclusa Iva in Italia (articolo 7-ter del DPR n. 633/72) ed è previsto l’obbligo di fatturazione: entro il 15 del mese successivo al momento di effettuazione dell’operazione, specificando in fattura la dicitura “inversione contabile” se il cliente è debitore d’imposta in altro Stato UE, oppure “operazione non soggetta” se il cliente è stabilito in Paese Extra-UE;

• Cliente estero privato fornitore Italiano – l’operazione è esclusa da Iva in Italia. Gli obblighi del fornitore italiano sono diversi a seconda che il medesimo sia o meno registrato al MOSS:

• Fornitore iscritto al MOSS – è esonerato dagli obblighi di fatturazione e registrazione per i servizi digitali resi a clienti di altri Paesi UE;

• Fornitore non iscritto al MOSS – per i clienti di altri Paesi UE, deve identificarsi ai fini Iva nei vari Paesi membri dei clienti.

Per le modalità operative di applicazione del regime speciale Iva del MOSS – Mini One Stop Shop potete consultare questo nostro contributo “MOSS: il regime per ecommerce diretto B2C“.

 

Fonte: http://www.fiscomania.com/2015/12/e-commerce-guida-alla-disciplina-fiscale

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